La nostra scuola è intitolata a Giuseppe Robecchi. Per sapere chi era bisogna tornare indietro nel tempo di quasi due secoli (un’enormità, pensando ai vertiginosi ritmi di oggi!) e, attraverso le scarne notizie dell’Archivio Storico del Comune di Vigevano, imbattersi in questo personaggio a cui cerchiamo di dare un contorno più vivo.
Scopriamo subito che era un sacerdote, nativo di Gambolò (1805) e figlio di un ingegnere agronomo. Dopo gli studi classici compiuti a Novara, sente la vocazione religiosa e a 23 anni é ordinato sacerdote nel Seminario Vescovile di Vigevano, dove poi insegnerà Teologia e Sacra Eloquenza.
Ecco allora che il nostro Don Giuseppe si delinea come di uomo di scuola e di cultura, tanto che a Vigevano, nella Parrocchia di San Cristoforo in San Pietro Martire, diventa presidente del Gabinetto Letterario.
Questi suoi interessi, però, non gli fanno trascurare l’impegno pastorale e, allo scoppio di un’epidemia di colera, intorno al 1835, si prodiga per gli ammalati di Vigevano, ed anche per quelli di Broni e Stardella.
Gli anni ardenti delle passioni patriottiche lo vedono impegnato nelle vicende risorgimentali. Nella chiesa di San Pietro Martire arringa la folla a favore dello Statuto Albertino; partecipa alle "Cinque Giornate" di Milano e, successivamente, è in prima linea come combattente e sacerdote, nella battaglia di Novara, della Prima Guerra d’Indipendenza, e nell’assedio di Casale.
E proprio a Casale, nel 1849, commemorando Carlo Alberto, il re dello Statuto e del coraggioso impegno per unificare l’Italia, si aliena le simpatie degli ufficiali e del clero. E’ costretto ad un breve periodo di esilio in Svizzera, e a rinunciare alla Parrocchia. Non si può dire che Giuseppe Robecchi manchi di coraggio: coerente alle proprie idee, fino alle estreme conseguenze.
Stiamo quindi scoprendo un personaggio molto attuale, che sentiamo vicino per la vivacità e la passione che metteva nella sua vita.
L’ultima parte della sua esistenza è segnata dall’impegno politico. Viene ripetutamente eletto come deputato del Parlamento Subalpino, nel collegio di Garlasco, per la IV, V, VI, VII e VIII legislatura.
Nel 1865 è proclamato senatore del Regno. In tutti questi anni non si contano gli impegni e le cariche da lui assunte, qui basta ricordarlo tra i fondatori del giornale "Il Diritto" e soprattutto tra i membri della Commissione Parlamentare per la Pubblica Istruzione.
Si spegne a Gambolò, dopo una vita piena e intensa, all’età di 68 anni, nel giugno del 1874.
Il suo nome fu dato alla Scuola di Avviamento Commerciale e all’Istituto professionale di Stato per applicati amministrativi e segretari d’azienda che avevano sede in via Matteotti 18, nella vecchia Manifattura Magni.
Con l’istituzione della scuola media unificata, nel 1963/64, in luogo della soppressa scuola di Avviamento, nasce la Scuola Media che mantiene il nome di questo personaggio, forse poco noto, ma meritevole di essere ancora ricordato per aver vissuto al "servizio" degli altri, con grande passione civica e politica, con amore verso la cultura.